201604.17
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Cambio di Residenza in Affido Condiviso

Il Tribunale di Larino ha accolto l’istanza presentata dall’avv. Cennamo avente ad  oggetto il cambio residenza di una madre collocataria  della figlia minore in affido condiviso.

L’avv. Cennamo ha prospettato e dimostrato al giudice come il trasferimento da un piccolo Comune di provincia al capoluogo di Regione avrebbe giovato al benessere e alla crescita della minore, in considerazione delle maggiori risorse e prospettive di formazione, nonché della fitta rete familiare e parentale della madre di cui la piccola avrebbe potuto fruire vivendo in città.

Il vigente art. 337 ter c.c. afferma, infatti, che la “residenza” del minore deve essere fissata avuto riguardo “alla capacità, inclinazione naturale e aspirazione dei figli”.

Sul punto, è stata inoltre richiamata la giurisprudenza della Suprema Corte che ha più volte affermato la libertà di un genitore di fissare la propria residenza dove meglio creda, dovendo, il Giudice, stabilire solo se la lontananza sia un ostacolo di per sé e se la lontananza si traduca nella sostanziale impossibilità dell’altro genitore di partecipare in modo significativo alla vita del figlio (ex multis, Cass. sent. n. 13619/2010).

L’avv. Cennamo ha dimostrato come tale ostacolo, nella vicenda oggetto del procedimento, non sussisteva dal momento che la scelta di un genitore collocatario di risiedere in luogo diverso dall’altro genitore avrebbe potuto incidere solo sui tempi di permanenza e di frequentazione di quest’ultimo, ma non sulle condizioni dell’affidamento.

In particolare, nel caso di specie

1) il padre opponente non aveva mai fruito pienamente del diritto di visita fissato con precedente sentenza;

2) la distanza tra il piccolo paese dove viveva l’istante, prima del provvedimento in parola, e il paese di residenza del padre è sostanzialmente analoga a alla distanza tra quest’ultimo e il capoluogo.